Gli spostati

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Il film, che pure dura due ore, si guarda bene fino in fondo. Ci sono inquadrature memorabili e grandi scene.
La storia la scrive Arthur Miller, allora marito di Marilyn, e il personaggio di Roslyn sembra avere la fragilità, l'inquietudine e l'ingenuità di Marilyn.
Trovo in qualche modo sgradevole Clark Gable (che invece guadagna il modesto happy end), mentre apprezzo Eli Wallach e Montgomery Clift.
Il film ha diversi riferimenti alla morte, sia diretti che indiretti (l'insistente raccolta fondi per il cimitero), e tutta la parte finale mostra la disperata paura della protagonista per la morte, seppure di un piccolo gruppo di cavalli selvatici.
Marilyn Monroe bellissima, anche se certe inquadrature (come quella che ho scelto) mostrano come i suoi trentacinque anni, sofferti e intaccati dai farmaci e dalla malattia, siano diversi dai trentatre di A qualcuno piace caldo.
Tutto ciò che ho scritto finora potrebbe far pensare che il film mi sia piaciuto.
In realtà non so proprio dirlo, per cui lo inserisco precisamente in questa lista del dubbio.