Il caffè della pazza gioia

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È un film border line.
Da una parte della linea rossa c'è un film piuttosto bello, ironico, ben recitato e con coerenza di immagini, montaggio, musica.
Dall'altra c'è un fumetto un po' stucchevole e retorico sull'evoluzione di una donna di cinquant'anni da una Svezia stranamente chiusa e conformista ad una Francia idealizzata come la comunità gay ne Le fate ignoranti di Ozpetek.
Questo oscillare continuo da una parte all'altra della linea rossa fa sì che non possa collocare il film nella lista dei piaciuti, per il fastidio causatomi dagli eccessi (e dall'ormai trita esaltazione della trasgressione) e dall'altra non posso nemmeno sconsigliarlo perché non lo si può definire un brutto film.
La protagonista del film (molto ben scelta) si chiama Agneta, assonante con il nome di Agnetha Fältskog degli Abba, quella che canta da solista The winner takes it all, canzone che ricorre nel film, sia nella versione originale che nella versione francese.